Non credo nell'amore. Non credo nei soldi facili. Non credo nell'anima gemella (se mai esistesse, la mia dovrebbe essere una persona terribile). Non credo che la vita sia giusta e dia a tutti le stesse possibilità. Non credo in dio (anche se spesso lo chiamo ad alta voce). Non voglio credere nel Karma (altrimenti sono veramente fottuto). Non credo Michael Jackson sia morto davvero. In cosa credo allora?
In due cose: la felicità esiste ed arriva da dentro di noi ed un vero amico è per sempre. Rispettalo, fatti in quattro per lui, no matter what!
Io sono stato un cazzo di fortunato nella mia vita: io ed il mio miglior amico a provarci spudoratamente con la stessa donna. Mi lascio scappare una minaccia fisica. Lui si ritira lasciandomi campo libero. Oggi siamo ancora come fratelli ed ho diverse storie di me e lui da raccontare.
Estate 2008, stiamo facendo un road trip attraverso la California. Si stiamo, ho avuto la gran fortuna di ricevere la visita di tre delle persone migliori che abbia mai conosciuto mentre vivevo nell Golden State. Ero troppo preso ad infilare il mio pene e cercare nuove donne a cui contagiare la mia felicità per organizzare un
viaggio.
Max (praticamente il fratello che non ho mai avuto), Giovanni ed Alberto sono già sopravvissuti ad una settimana con me. Nessun piano, nessun posto prenotato dove dormire, nessuna idea di dove stiamo andando, tanto alcool e poche ore di sonno.
Mentre siamo diretti a San Diego decidiamo di fermarci a far shopping in un outlet gigantesco, ok chiamatemi pure Metrosexual.
Carichi di borse ci fermiamo da Starbucks a bere un caffè. Quanto amiamo le care vecchie tradizioni consumistiche americane!
Di fianco a noi questa ragazza, bella. Bel fisico, occhi nascosti da un paio di occhiali immensi, un neo particolarmente sensuale appena sotto il labro. Gambe abbronzate e lunghe, una minigonna di jeans chiaro, una maglietta nera con profonda scollatura. Scendo a guardare i piedo: l'infradito purtroppo stona (mi aspettavo almeno un sandalo con tacco), ma almeno non mi provoca il fastidioso imbarazzo di sentirmi più basso di lei.
Non resisto:
"Ciao come va?"
"Bene e tu?"
"Wow, non sei americana, di dove sei?"
"Sono francese e tu?"
"Piacere sono Henry, italiano. Cosa fai di bello? Sei in vacanza?"
"No, sono qua come au-pair"
"ouch immagino tu stia odiando i bambini ora"
"No, no, assolutamente. Non lavoro con bambini. Faccio compagnia ad una signora."
"Come?"
"Si praticamente la accompagno a fare shopping, ai cocktail party quando il marito non c'e', andiamo in palestra. E poi parliamo francese."
"Il sogno della mia vita. C'e' posto anche per me. Naturalmente posso insegnarle l'italiano"
"Proviamo a chiederle, ma dubito il marito sia contento"
Giovanni ed Alberto sono in coda per ordinare, io e Max ci siamo seduti al tavolo della francese. Posso leggere negli occhi di Max che ora vorrebbe probabilmente trascinarla in bagno, ma il suo inglese livello principiante lo sta mettendo in difficoltà.
Gli traduco un paio di frasi, per inserirlo nella conversazione, Mi chiede di dirle che è bellissima e vorrebbe sapere il suo nome.
"Valery"
"Piacere lui è Max, Massimo"
"Piacere Maximo."
Ridiamo. "Valery, lui si chiama Massimo"
"A me piace Maximo."
"Va bene".
Nel frattempo arriva la signora, bellissima donna. Seni evidentemente rifatti, labbra ripiene di silicone, lunghi capelli neri, occhiali da sole, appena sovvrappeso, ma l'età da MILF cancella ogni difetto, Giovanni ed Alberto arrivano, cinque minuti di presentazioni con io e Giovanni a tradurre. Chiediamo due consigli su cosa vedere, dove fermarci a dormire, dove uscire la sera. La signora sembra informatissima, una guida turistica praticamente.
La signora guarda Valery:
"Dai andiamo, dai il tuo numero a questi ragazzi" e sorride ammiccante.
Dentro di me : che gran zoccola che sei, io vorrei il tuo di numero. Non ho mai chiesto ai ragazzi cosa avessero pensato. Scontato.
Valery mi chiede il numero, io le chiedo il suo:
"Non preoccuparti ti chiamo io"
Ok, vaffanculo, non chiamerà mai.
Si allontanano nel parcheggio.
Non riesco a scollare gli occhi dai due culi che si allontanano. Salgono in macchina, un cabrio che probabilmente non potrò mai permettermi in tutta la mia vita. Amo questo paese.
Dopo alcuni giorni siamo seduti in spiaggia in Orange County. Eravamo poco più che
adolescenti quando passavano OC sulla TV italiana, dovevamo un tributo al mito americano.
Mi squilla il telefono (io ho una mania ossessivo-compulsiva per il telefono, probabilmente il mio modo per sentire persone vicine), non conosco il numero rispondo sorpreso.
"Ciao sono Valery"
Il forte accento e i miei postumi della sera prima non mi permettono di capire.
"Scusa?"
"Sono Valery, non ti ricordi di me?"
Silenzio imbarazzante.
Sono un cazzone, la francese dell'Outlet.
"Ciao. Certo che mi ricordo, come stai?"
"Benissimo. Mi chiedevo se tu ed i tuoi amici foste ancora attorno a Los Angeles?"
"Si, siamo ad O.C."
"Ok, dammi l'indirizzo che vi raggiungo"
Non ci credo, mi guardo attorno, Max sta dormendo, vorrei svegliarlo urlando come una ragazzina di 12 anni.
Le mando l'indirizzo, mi saluta dicendo che sarebbe arrivata in 2 ore.
Sveglio Max.
"Cazzo mi ha chiamato la francese e sta venendo qua"
"Non dir cazzate e lasciami dormire. Quella è una lecca passere e sta con la signora che la ospita."
"Beh se non ci credi vorrà dire che dovrò scoparla io e vediamo se davvero non le piacce un bel cazzone duro"
"Piuttosto che farla scopare a te la faccio scappare piangendo"
"Vedremo"
"Vedremo!"
Valery ci raggiunge, usciamo a cena, andiamo a bere birra in un paio di pub, Max trova una pazza che parla italiano: Ally, naturalmente non riesce a resistere alla tentazione di rispondere:
"Beh se tu ti chiami Aly io mi chiamo Babà"
Max ha un nuovo nome.
Arriviamo in albergo, una camera di quattro.
Valery ci chiede se può dormire da noi. Io e Max ci guardiamo, la fantasia comincia a viaggiare:
"Sicuro" dice Max.
"Ti rendi conto di quello che stai facendo?" dico io.
"Non preoccuparti vi tengo a bada tutti e quattro"
Entriamo in camera, Valery decide che dormirà sul divano. Aggiunge:
"Chi mi aiuta a prendere la valigia"
Non so come ma Max capisce la domanda e si precipita verso la porta.
Io lo rincorro, iniziamo a spingerci.
Ci guardiamo.
"Max, mi sa che stasera io e te la facciamo a pugni per lei"
"Ma inculati, allora vai tu"
Io e Valery scendiamo, lei apre la macchina e si siede al posto di guida.
Fingo di non capire.
"Non dovevamo prendere la borsa?"
"Ho bisogno di andare a comprare qualcosa, cerchiamo un 24 hour"
"Va bene".
Si mette alla guida, accende la radio, non riesco a non infilarle la mano tra le cosce. Sorride. Non riesco a non baciarle il collo. Si lamenta perchè non riesce a guidare. Sorride. Le sposto la spallina della maglietta e del reggiseno. Si lamenta perchè non riesce a guidare. Sorride. Non riesco a resistere alla tentazione di assaggiare un capezzolo. Sento una manovra brusca e sbatto la testa contro la portiera.
"Cazzo stai attenta"
"Ti ho detto che non riuscivo a guidare"
Ci fermiamo in un distributore, Valery parcheggia un po' lontano dall'ingresso.
Si piega su di me e mi apre i pantaloni. La sua mano scivola dentro le mie mutande.
La mia percorre la sua coscia, sposta appena il tanga. Ok, ci siamo Valery si piega e se lo prende in bocca. Dopo pochi minuti non resisto più, voglio scoparla a tutti i costi.
"Dai vieni qua"
"No, ci potrebbero vedere"
"Dai mi stai facendo una pompa, cosa cambia?"
"ok, hai ragione"
Le sfilo le mutande, sollevo la gonna, Valery si siede sopra di me e comincia a pompare come una matta. Si toglie maglietta e reggiseno e mi preme le tette in faccia.
Amo questo paese.
Entriamo nel negozio a comprare le cose più assurde che abbia mai visto. Decido di comprare dei dolci per la colazione dei miei amici.
Durante il viaggio di ritorno Valery sbaglia strada un paio di volte, ci perdiamo per le strade di Irvine, il silenzio attorno a noi è fantastico. Le strade larghe buie e vuote mi affascinano sempre tantissimo.
Valery mi racconta di Parigi, di quanto volesse scappere e di come le piaccia vivere in California. Mantenuta da una famiglia di milionari. Ha lasciato il suo ragazzo appena prima di partire e mi spiega che ha capito cosa voglia dire divertirsi.
Vorrebbe trovare il modo di ottenere una Green Card e vivere in America. Benvenuta nel Club.
I genitori sono molto anziani, lei è figlia unica ed è sempre stata trattata come una principessa. Hanno un piccolo negozio di restauro di mobili antichi ed a quanto pare la signora che la ospita è una delle clienti più importanti del business di famiglia.
Prima di salire in camera decidiamo di berci un paio di vodka redbull nel bar dell'albergo.
Risaliamo ubriachi sfatti. Decido di svegliare tutti annunciando che ho acquistato la colazione per loro.
Scopro a malincuore che essermene andato con una donna che aveva deciso di dividere la camera con noi non è stata un'idea molto apprezzata dal team.
Max mi lancia in faccia i dolci per la colazione urlando:
"Sei il solito mussulmano del cazzo. Aveva ragione Papà Alexander!"
"Dai Max non far così cazzo, non ho fatto nulla"
"Ma vai a cagare testa di cazzo"
Giovanni si gira a guardarci, è rosso dalle risate:
"Cazzo Henry, è tutta sera che questo sbrocca, non riusciva nemmeno a star sdraiato a dormire, continuava ad urlare che voleva scopare".
Spero con tutto il mio cuore che il francese non sia così simile all'italiano.
"Potevamo scoparla in quattro ed invece hai fatto il solito mussulmano".
"Dai Max sai che non sarebbe mai successo."
"Beh se non ci stava poteva andare a dormire nel corridoio"
Valery si mette a dormire.
Max decide che vuole l'aiuto da casa: decide di telefonare ad un nostro amico d'infanzia per chiedere consiglio.
E' troppo eccitato, non riesce a parlare chiaramente:
"California..." "Camera, albergo..." "Francese, nuda...."
Una pausa, finisce il discorso sconnesso:
"... cosa dovremmo fare?" In un secondo attiva il vivavoce. Giusto in tempo per sentire:
"Dovete scoparla in quattro"
Ridiamo tutti e quattro.
Con la coda dell'occhio guardo Valery, le mi vede, mi sorride e si mette a ridere anche lei.
Crollo a dormire.
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Se è per la tua ragazza, tua sorella o tua madre. Mi dispiace molto, non sapevo fossi tu!