giovedì 30 giugno 2011

Idromassaggio disastro AKA Mamma e papà hanno sempre ragione

Accaduto: Maggio 2008 .

Qualche mese prima avevo letto "Papà Goriot" di Balzac, rimanendo affascinato dalle figure di Goriot e Eugene. Per chi non li conoscesse: Eugene era uno studente a Parigi deciso ad entrare nell'alta società. Goriot invece era un borghese una volta ricchissimo, ma ridotto in povertà a causa dei vizi delle figlie. I due instaurano un rapporto fantastico, praticamente il giovane vede in Goriot il padre che avrebbe sempre desiderato.
Arrivato negli Stati Uniti trovo un caffè fantastico, con internet gratis e i migliori dolci della città. Il proprietario è un simpaticissimo cinquantenne originario dei Balcani, ma residente in America da almeno vent'anni. Appena scopre che sono italiano sfoggia un incredibile "Grande amico, stasera andiamo a scopare". I suoi numerosi viaggi in Italia da giovane e la sua passione per il nostro paese e la sua gente gli hanno permesso di imparare la nostra lingua e mantenere il suo gergo aggiornato con i tempi.
Cosa rispondere ad un invito "Stasera andiamo a bere una birra, ho visto dai tuoi occhi che sei sveglio, sei giovane devi aiutarmi a trovare una ragazza da scopare"
"Mi piacerebbe, ma sai sono uno studente, domani ho lezione"
"Ricordati questo: una vita sola."
Poche ore dopo siamo seduti a bere birra sotto un caldo infernale.
Sinceramente ancora oggi fatico a capire il perchè, ma spesso divento il confessore personale delle persone più vicine. Avete presente quel giorno in cui volete lamentarvi del lavoro, della moglie, della fidanzata gelosa, del fidanzato che non vi tromba,  degli esami a scuola, dell'idraulico che non ha fatto il suo lavoro, dei figli adolescenti? Ecco io sono quello che ascolta le lamentele.
Nella prima ora al pub ecco le lamentele sulla terza moglie, sulle due figlie viziate, sui democratici americani, unite alle avventura di un ventenne europeo negli Stati Uniti degli anni 80 fanno sì che Alexander diventi Papà Alexander. Ufficialmente ho trovato il mio modello. E non è grande statista oppure un giocatore di calcio, è semplicemente un ragazzo che si è fatto da solo, con il fisico di 50 anni e l'anima ferma a 20 anni.

Dopo la prima ora Alexander ha fermato tre sorelle, americane, con evidentissimi tratti messicani. Unghie finte  colorate pesantemente, tacco oltre i dieci centimetri, carnagione olivastra, fortunatamente snelle e sopratutto ridono, si divertono, vogliono bere e ridere.
Alexander non si ferma, ordina birra su birra, con il risultato che sono troppo ubriaco per capire una conversazione in inglese ed il mio lato più sicuro è ormai uscito: per stasera è finita. Fortunatamente la differenza di età mi ha dato un vantaggio: Alexander è troppo stanco:
"Ragazze, sono stanco, ora devo andare"
"No Alexander, non andartene, stai qua ci stiamo divertendo"
"No, non posso proprio" e indicando me "e poi devo dare il latte al piccolo e metterlo a dormire"
Tutti ridono, io incluso.
Sorella media mi guarda fisso negli occhi, mi scompiglia i capelli (qualche birra in meno e l'avrei trascinata in bagno per quel gesto): "Hai ragione, guarda, se non fosse così giovane..."
Alexander: "Dai rivediamoci domani sera, datemi i vostri numeri"
Dentro di me stavo già ridendo, figurati se queste tre danno il numero di telefono ad un vecchio.
Sorella più matura:
"Ana leggi il mio numero che io non lo ricordo a memoria"
Rimango stupito, come può essere.
Sorella media mi metta una mano in mezzo alle gambe: "Io domani non ci sono, voglio vederti il giorno dopo"
"Non ero troppo giovane"
"Stai zitto e scrivi il mio numero prima che cambi idea"

Papà Alexander mi porta a casa, provo ad entrare dal retro, la porta è chiusa a chiave, mi siedo sulla sdraio.
Francesco mi sveglia, sta andando al lavoro. La mia vescica urla per essere svuotata. Le prima quattro ore di lezione con mal di testa post-sbornia sono un inferno che non auguro al peggior dei miei nemici.
Passo al caffè il pomeriggio per lavorare un po' sul mio progetto.
Appena entro vedo Alexander che inizia a ridere, urlare e saltare per la felicità:
"Avevo detto che avevi talento"
"Papà Alexander non ho fatto niente"
"Tu devi solo essere lì"
"Sei tu il grande, come fai?"
"Guardami, guarda il mio corpo, diresti che ho più di cinquant'anni? E poi io sono felice, amo la vita e sorrido. Ricordati: una vita sola, cazzo. Non te ne danno una seconda"
"Amen"

Apro il mio portatile ed inizio a preparare il mio progetto.
Nonostante la musica nelle orecchie sento Alexander ridere ad alta voce, quasi urlando. Mi giro ed eccolo, parlare con una signora molto elegante, i numerosi interventi di chirurgia estetica nascondo bene i suo cinquant'anni.
Tolgo gli auricolari proprio mentre Papà Alexander mi sta indicando e riesco a sentire:
"Sì, lui è Italiano"
La signora mi guarda: "Bene, dovresti conoscere mia figlia"
Sono perplesso, non so nemmeno cosa dire.
"Henry, la figlia della signora è stata un anno a studiare a Roma, è tornata da pochi giorni e sente nostalgia dell'Italia"
"Volentieri, magari se vuole parlare italiano posso aiutarla"
"Sinceramente penso voglia un ragazzo italiano e tu sei molto carino"
Ok, sono ufficialmente imbarazzato. Ora comincio a temere cosa Alexander possa rispondere.
"Annette, sai che lo fai conoscere a tua figlia lei lo scopa di sicuro?"
Annette scoppia a ridere ed estrae il telefono dalla borsa: "Ciao Jordan, sono qua al Caffè Venezia, passa, c'è un ragazzo che dovi conoscere".
Alexander da il meglio di sè, sta urlando nel suo caffè, le cameriere si fermano a guardarlo:
"Henry, stasera boom-boom, stasera devi scoparla", il tutto battendo il pugno sinistro chiuso contro il palmo destro tanto per assicurarsi che io capisca.
La madre mi saluta gentilmente, stampandomi un bacio tra guancia e bocca e se ne va.
Bene, ora arriverà una cicciona, oppure non arriverà nessuno ed io farò la figura del coglione, torno al lavoro.
Dieci minuti dopo sento ancora Alexander urlare, mi giro ed eccola. Sono sobrio, è un sei e mezzo, intorno al metro e sessanta, formosa, tette gigantesche, bionda tinta, occhi azzurri ed una faccia innocente. Non sembra proprio la madre.
"Piacere Henry"
"Piacere Jordan"
"Vuoi parlare italiano?"
"Sì volentieri"
Ci sediamo al sole, nel giardino di fronte al caffè ed iniziamo a parlare, fortunatamente non sono l'unico a disagio.
"Così sei stata in Italia?"
"Sì"
"Ti è piaciuta?"
"Sì"
"Roma vero?"
"Sì"
Cazzo non ci siamo. Silenzio imbarazzante. Dopo dieci secondi devo ringraziare le mie sorelle ed il loro parlare in continuazione, mi hanno insegnato veramente cosa dire e come dirlo:
"Ok, tua mamma e mio papà sono fantastici"
"Sì, mia mamma è veramente pazza, a volte penso debba prendermi cura di lei. Ma lui è tuo padre? Non vi assomigliate."
"No, lo chiamo Papà Alexander, è un caro amico, forse il tipo di padre che avrei voluto avere".
Ride.
"Lui è simpaticissimo"
Ci siamo, ho trovato l'argomento giusto. L'ora seguente procede tranquilla, mi racconta un paio di storie sul suo periodo in Italia e capisco che non è proprio la ragazza timida della prima impressione.
"Fa caldo, che ne dici di andare a casa mia in piscina?"
"Volentieri, ma dobbiamo passare da me a prendere il costume"
"Ok"
Mentre pedaliamo verso casa:
"Così vivi con tua madre ora?"
"No, no divido un appartamento con un amica in un residence, tra la settima e la B"
Per fortuna, l'imbarazzo di veder la madre sarebbe stato troppo.
Passiamo un paio di ore in piscina a bere birra e Mohito, conosco tutte le sue amiche e Jordan inizia a strusciarsi mentre stiamo a bordo piscina, l'erezione che mi provoca mi impedisce di uscire dall'acqua per diverse ore.
Si fa tardi e già alticci decidiamo di giocare a beer pong nel loro appartamento. Ovviamente io e Jordan perdiamo ed eccoci totalmente ubriachi.
Stiamo facendo uno show sul divano di casa, quando lei di scatto si alza, mi prende la mano e mi trascina verso la porta. Sta quasi correndo, entra nella vasca idromassaggio e si toglie il bikini, mi guardo intorno, a dieci metri da noi ci sono una decina di ragazzi asiatici in piscina che stanno facendo uno strano gioco con la palla: la guardano ridendo.
"Dai vieni qua a farmi compagnia, l'acqua è perfetta"
Barcollo sulla scaletta, rischio di cadere due o tre volte, ma entro.
Mi si siede a cavalcioni sulle gambe. Ok cazzo, ora che faccio. Va bene che non so dire di no, ma merda quelli ci vedono, mentre Jordan mi bacia il collo mi giro a guardarli: sono troppo impegnati a giocare, non guardano.
Jordan mi slaccia i pantaloncini.
Mi rigiro a guardare gli asiatici, ridono e giocano. Cazzo cosa faccio?
Jordan sale leggermente dall'acqua e mi appoggia le tette in faccia. Vaffanculo, non riesco a trattenermi.
Afferro il laccetto del costume da bagno e lo tolgo.
Jordan inizia ad ansimare, ok spero non sentano, tento di girarmi a controllare, non riesco.
Jordan inizia ad ansimare ad alta voce, mi giro, stanno ancora giocando e ridono. Beh speriamo si godano lo show.
Jordan sta urlando sommessamente, mi morde il labro, lancio un gridolino sommesso. Sento ridere.
Non sento più niente.
Non so quanto sia stato lì con la testa appoggiata a guardare le stelle, a guardare il mio costume da bagno galleggiare tra le bolle, ma il cielo di una giornata serena ha un certo fascino.
Una ragazza sui trenta arriva da noi, mani sui fianchi:
"Fare il bagno nudi non è permesso dal regolamento, devo chiedervi di rivestirvi"
"Dovevi arrivare dieci minuti fa, quello sarebbe stato divertente"
Mi guarda stupita. Mi rivesto, Jordan mi guarda, ride: "E ora Walk of Shame"
Non avevo capito subito cosa intendesse. Dopo i primi tre passi a bordo piscina, tra risate e urli ho capito immediatamente.

Jordan dopo un paio di mesi è andata a studiare sulla East Coast, ho perso tutti i contatti, non sono stato nemmeno capace di ritrovarla su Facebook.
 La mamma di Jordan mi ha invitato diverse le volte durante l'estate a prendere un caffè con la figlia e le amiche. Non nascondo che ho fantasticato diverse volte su di lei. Lei lo sapeva e ne andava fiera, probabilmente teneva troppo alla figlia per fare una simile cazzata.
Le sorelle messicane: un altro capitolo interessante della mia vita.


Papà Alexander: ne sentirete parlare ancora spesso.


martedì 28 giugno 2011

Dal mio appartamento ho una bella vista sulla Baia

ACCADUTO: Luglio 2008.

"L'inverno più freddo di tutta la mia vita? Un'estate a San Francisco" . Nessuno saprà mai se Mark Twain abbia veramente detto questa frase, ma io vi assicuro di averla parafrasata unita a svariati e coloriti insulti.
Se sei uno studente di ingegneria con in testa il sogno di inventarsi qualcosa di grande prima o poi da queste parti ci capiti.
Io ero un exchange student nel nord della California, Frisco era la mia meta preferita per trascorre dei week end rilassanti dopo una settimana passata sui libri.

Sabato mattina, ore 10 e qualcosa, troppo presto per capire esattamente cosa stia succedendo, ma sono diversi minuti che questa musica mi rimbomba in testa. Forse è il mio telefono. Mi alzo troppo in fretta, due martelli mi picchiano sulle tempie. La musica smette, mi alzo comunque per cercare dell'acqua fresca da bere, non riconosco il sapore che ho in bocca, ma ricorda vagamente Tequila.
Sono fortunato, in frigorifero c'è acqua. Nessun bicchiere, direttamente dal fustino. Per chi non è mai stati negli Stati Uniti, qua tutto è grosso: l'acqua si vende a galloni. Bere direttamente dal fustino implica nel 90% dei casi uno sbrodolamento, naturalmente mi lavo petto e addome, l'acqua gelida comincia a raggiungere le mutande. Sento come se qualcuno mi stesse mettendo del ghiaccio sotto i testicoli, urlo ed intanto mi soffoco con l'acqua. Mentre sto tossendo si apre la porta della camera di Natalia (vi racconterò i dettagli in futuro), che mi guarda un po' assente: "Tutto bene?" . Non riesco a pensare ad altro che alle sue tette contenute in un reggiseno troppo piccolo. Niente altro a coprirle. Istantaneamente non sento più freddo ai testicoli.
"Smettila di guardarmi così, oggi niente"
"Come oggi niente?"
"Arriva il mio ragazzo stamattina! Non ti ricordi?"
"E' asiatico, ha il cazzo piccolo!"
"Sei un coglione"

La musica inizia di nuovo, peccato due frasi e avrei avuto un felice risveglio.
E' Francesco che mi chiama: "Preparati oggi si va a Frisco, ho già prenotato tutto" . Mi fa sempre piacere come i miei amici non mi lascino spazio per prendere decisioni, organizzano la mia vita e sembra lo facciano anche bene.
"Ok, a che ora passi?"
"Dieci minuti e sono lì"
"Ok, cazzo"

Beh è solo un giorno, dovrei riuscire a far la valigia ancora ubriaco da ieri in dieci minuti. Negativo.
Francesco arriva, sto ancora correndo in garage a raccogliere roba dall'asciugatrice. Natalia esce dalla doccia, solo una salvietta a coprirla. Francesco la guarda, lei guarda me: "Voi due siete malati!"
"Ricordo una frase.... qualcosa come... Vorrei che il mio ragazzo parlasse meno e facesse di più, come te!"
"Stronzo"

"Dai Francy andiamo"
Sapete perchè la California è chiamata "Golden State", non è per la corsa all'oro! L'estate brucia tutto, puoi guidare per miglia e miglia e vedere solo prati secchi, questa è stata l'ora seguente.
Passiamo il pomeriggio a cazzeggiare per la città, raccattiamo il numero di telefono di due studentesse di arte appassionate di cultura italiana, ci sediamo sulla Baia a Marina e parliamo. Non ricordo esattamente di cosa parlassimo io e Francesco, ma si per certo che finiva sempre tutto con "Questa è vita".

Ci troviamo per cena con i DJs, un gruppo di miei compagni di studi, tutti figli di genitori nati in Europa ed appassionati di musica House. Loro son bravi, cazzo, se volevi andare ad un party giusto a Frisco bastava essere dove uno di loro suonava. Naturalmente il Privè gratuito, le groupie ubriache, i drink gratis e la massa di gente interessante (dove per interessante intendo esemplari umani border-line) facevano tutto ancora più divertente.
La serata è fantastica, ma i 4 o 5 Vodka Tonic non mi aiutano a far bella impressione su alcuna ragazza. Sono probabilmente l'unico esemplare maschile a cui l'alcool crea un effetto inibitorio.
Francesco è da 20 minuti avvinghiato con una Americana-Medio Orientale caldissima. La serata sta finendo, DJ1 ha finito di suonare e viene a strapparmi dal divanetto: "Dobbiamo andare ad un after party in Castro"
"Dai DJ non ho voglia di trovarmi ad una festa gay stasera"
"No, ti assicuro che è a posto"
Arriva Francesco:
"Non ci sono più donne calde per te, dobbiamo cambiare"
"Ok, andiamo"

Prendiamo un taxi, io, Francesco, la medio orientale seduta in mezzo, farfugliamo l'indirizzo ed il taxista parte come un missile. Inizio il mio show:
"Pensavo andassi in albergo a scoparti Francesco"
"Scusa?!?"
"Ma si dai, sappiamo tutti e due, scusa tutti e tre come va a finire"

Francesco conosce la scena, non riesce a trattenere le risate.
"Come fai ad essere così sicuro?"
"La tua aurea"
"La mia cosa"
"Emetti energia sessuale, emetti segnali che hai bisogno di farti una bella scopata
Ride.
"Mi fai morir dal ridere. Dai cerchiamo qualcuna con un'aurea per te ora"

DJ1 aveva ragione: non è il Castro delle feste gay, è una casa carina su una collinetta con vista su Market street. Entriamo, il padrone (penso) viene ad accoglierci: "Ecco, siete voi gli italiani"
"Piacere"
"Su entrate, prendete qualcosa da bere!"

Francesco va in bagno, mi faccio un giro con medio orientale sul balcone. Un tipo strano con i capelli più disordinati dei miei sta fumando e bevendo una birra mentre guarda la città. Sembra simpatico:
"Bella vista, huh?"
"Una figata. Amo questa cazzo di città!"
"Piacere, Henry"
"Piacere, Matt"
"Che fai di bello Matt?"
"Sono un musicista"
Ecco, adesso tutto si spiega, uno degli hippy di San Francisco.
Medio orientale si presenta e iniziano a parlare di musica.  Matt si annoia, mi guarda e inizia a parlarmi dell'Italia. In questi anni mi sono abituato: Venezia è bella, che bella Roma, ma è vero che vivete con i vostri genitori, come mai non vivi in Italia, bla bla bla. Ormai ho un nastro registrato con tutte le risposte in testa.
Francesco arriva:
"Ho trovato una calda per te"
Ci avviciniamo alla porta ed eccola: non male, personalmente avevo valutato un 7, ma come sempre immagino tutti i miei amici avrebbero al massimo dato un 5. Piuttosto magra, alta poco meno di me, lunghi capelli rossi, forse erano stati piastrati prima di uscire, ma ora sembrano un po' disordinati. Tubino nero senza spalline, tette sottodimensionate per mantenere in posizione il tubino. Sembra avere uno sguardo un po' perso, mi lascia perplesso. Guardo subito il piede: sandalo da schiava (ok, mi aspettavo un tacco, ma alle 4 di notte può andare).
"Ciao sono Henry"
"Ciao Jenny, piacere"
"Piacere mio"
"Hai un accento, che figo. Di dove sei?"
Accendiamo il nastro.
"Indovina"
"Sei italiano. Sicuro, guarda le scarpe"
"Indovinato"
"Cosa fai di bello nella vita Jenny?"
"Ho la mia company, lavoro tantissimo ed è la prima sera che esco da mesi"
Ok, ho inquadrato il soggetto. Intorno ai 32-33 anni, workaholic, qualche esperienza alle spalle, forse un ragazzo importante. Pensa che la sua company sia tutto. Sta iniziando a sentire l'orologio biologico ticchettare.
"Ah sì, molto interessante, di cosa ti occupi"
Mi aspetto qualcosa come un ristorante, un catering, un'agenzia matrimoniale.
"Una WEB Start up attiva nel Social Netwrking"
Cazzo, mi ha fregato, è intelligente.
"Ah sì, cosa in particolare?"
Devo ringraziare 4 o 5 miei professori universitari se per i successivi 20 minuti sono stato in grado di sostenere una conversazione.
Devo ringraziare lo sguardo di Francesco per avermi fatto capire che era "pronta":
"Jenny, mi spiace interromperti, ma guarda quanto cazzo è bella questa vista!"
"Dal mio appartamento ho una bella vista sulla Baia, vuoi venire?"
"Mi piacerebbe moltissimo vedere la Baia"

Scendiamo, mentre aspettiamo le scale fingo di ascoltare e ripasso il mio vademecum personale: quanto ho bevuto? Molto, ma non ultimamente. E' carina? Sì. Puzzi di alcool? Non mi sembra. Hai soldi per il Taxi? Sì. Ok andiamo. Ti interessa la vista sulla Baia? No, ma fingi ti interessi.
Il taxista arriva, lei chiede un indirizzo su Russian Hill. Io rimango stupito.
Arriviamo a casa sua. Io rimango ancora più stupito.
Entriamo in casa. Voglio svenire
Andiamo sul balcone. Adesso mi interessa la vista sulla Baia, per 20 secondi.

La vista di lei che si apre la zip del vestito mi interessa decisamente di più.
Salta fuori che Jenny, ha fondato una WEB start up che ha preso svariati milioni di dollari di finanziamenti. Dopo il college ha deciso di iscriversi ad un MBA ed ha rotto con il ragazzo di vecchia data. Negli ultimi due anni non aveva fatto sesso con alcun ragazzo.  Ama svegliare il partner performando un sesso orale da 9+.
Non sa cucinare, probabilmente nessuno l'aveva mai fatto per lei. Quindi la scappata al super market sotto casa mi ha fruttato un "Dobbiamo rivederci, sono stata benissimo". Oltre che ad un secondo orgasmo mattutino.

Non so che fine abbia fato la sua company, l'ho rivista per un caffè solo una volta.

Matt il musicista non era un hippy come pensavo, era un cazzo di cantautore americano famosissimo in California e su tutte le radio.

domenica 26 giugno 2011

I preliminari

Sono una persona normalissima, di quelle che se ti passano davanti nemmeno rivolgi uno sguardo. Chiedimelo: e allora perchè stai scrivendo? Perchè stai rubando il mio tempo? Perchè credi di avere qualcosa di interessante da dire? Ti credi meglio di me?
No, per niente. Voglio farti divertire. Farti ridere di me. Guarda come arrivo in basso.

Nel mezzo dei vent'anni mi sono svegliato: una relazione noiosa, una persona che non amavo, una vita senza un vero obiettivo. Nemmeno avevo idea di cosa fosse la felicità. L'astinenza forzata dal sesso ha fatto si che il testosterone che avevo in corpo si riversasse nel cervello togliendogli completamente ossigeno.
Ho scoperto il mondo delle donne che non conoscevo, di cui i libri non parlano, che non viene raccontato da Men's Health o GQ. 
La mia vita ha preso una strada in discesa.
Non sono particolarmente bello, media altezza, fisico nella media, scordati la tartaruga da modello di intimo e gli occhi azzurri e la chioma folta da uomo mediterraneo.
Non sono nemmeno ricco, ho fatto ogni tipo di lavoro per pagarmi gli studi. Allora cosa hai che piace? Probabilmente devo ringraziare le donne di casa: mamma lavoratrice, cresciuto con la nonnca, circondato da donne tutto il giorno, due sorelle. Ho imparato a conoscerle.
Se qualcuno vi dice che le donne sono impossibili da capire mandatelo a cagare (e già che ci siete fatevi segnatevi l'indirizzo della sua ragazza).
E poi non sono stupido, cazzo ne ho letti di libri nella mia vita, ho preso un master, parlo quattro lingue. Diciamo che so dire la frase che si aspettano, mi preparo le conversazioni mentre vado a prenderle sotto casa. Immagino cosa chiederanno, di cosa vorranno parlare (di solito le amiche sono sempre le persone più interessante del mondo), e poi inizio con la mia storia. Beh ho girato tre continenti, vissuto nei posti più assurdi. La passione, di quella ce ne va tanta, non importa quello che stai dicendo (a meno stia parlando della ex), dillo con passione.
Scegli la persona giusta. Ci sono due donne che mi stanno aspettando: l'insicura che gioca a fare la donna indipendente e la donna con la D maiuscola, tanto sicura di se stessa da non aver paura di portarmi a letto dopo 20 minuti ad ascoltare le mie cazzate.
Ricordati: non sono capace a dire no!

Voglio essere chiaro, non sono qua a scrivere un manuale di corteggiamento (per quello leggiti la biografia di Rocco) e nemmeno vantarmi di aver scopato con le donne più belle sulla faccia della terra. Voglio solo raccontarti come ho trovato un senso alla mia vita nel far felice le donne che stanno intorno a me.
Mi piace pensare che ho una sorta di ruolo sociale, che faccio tutto questo per vedere persone più sorridenti.

E l'amicizia. La vita è un cazzo di gioco di squadra, io lo credo sul serio e devo ringraziare tanti amici per aver reso così tanti benefici sociali gratuiti.

Amo la musica: vi prometto una canzone fantastica per ogni post.