Qualche mese prima avevo letto "Papà Goriot" di Balzac, rimanendo affascinato dalle figure di Goriot e Eugene. Per chi non li conoscesse: Eugene era uno studente a Parigi deciso ad entrare nell'alta società. Goriot invece era un borghese una volta ricchissimo, ma ridotto in povertà a causa dei vizi delle figlie. I due instaurano un rapporto fantastico, praticamente il giovane vede in Goriot il padre che avrebbe sempre desiderato.
Arrivato negli Stati Uniti trovo un caffè fantastico, con internet gratis e i migliori dolci della città. Il proprietario è un simpaticissimo cinquantenne originario dei Balcani, ma residente in America da almeno vent'anni. Appena scopre che sono italiano sfoggia un incredibile "Grande amico, stasera andiamo a scopare". I suoi numerosi viaggi in Italia da giovane e la sua passione per il nostro paese e la sua gente gli hanno permesso di imparare la nostra lingua e mantenere il suo gergo aggiornato con i tempi.
Cosa rispondere ad un invito "Stasera andiamo a bere una birra, ho visto dai tuoi occhi che sei sveglio, sei giovane devi aiutarmi a trovare una ragazza da scopare"
"Mi piacerebbe, ma sai sono uno studente, domani ho lezione"
"Ricordati questo: una vita sola."
Poche ore dopo siamo seduti a bere birra sotto un caldo infernale.
Sinceramente ancora oggi fatico a capire il perchè, ma spesso divento il confessore personale delle persone più vicine. Avete presente quel giorno in cui volete lamentarvi del lavoro, della moglie, della fidanzata gelosa, del fidanzato che non vi tromba, degli esami a scuola, dell'idraulico che non ha fatto il suo lavoro, dei figli adolescenti? Ecco io sono quello che ascolta le lamentele.
Nella prima ora al pub ecco le lamentele sulla terza moglie, sulle due figlie viziate, sui democratici americani, unite alle avventura di un ventenne europeo negli Stati Uniti degli anni 80 fanno sì che Alexander diventi Papà Alexander. Ufficialmente ho trovato il mio modello. E non è grande statista oppure un giocatore di calcio, è semplicemente un ragazzo che si è fatto da solo, con il fisico di 50 anni e l'anima ferma a 20 anni.
Dopo la prima ora Alexander ha fermato tre sorelle, americane, con evidentissimi tratti messicani. Unghie finte colorate pesantemente, tacco oltre i dieci centimetri, carnagione olivastra, fortunatamente snelle e sopratutto ridono, si divertono, vogliono bere e ridere.
Alexander non si ferma, ordina birra su birra, con il risultato che sono troppo ubriaco per capire una conversazione in inglese ed il mio lato più sicuro è ormai uscito: per stasera è finita. Fortunatamente la differenza di età mi ha dato un vantaggio: Alexander è troppo stanco:
"Ragazze, sono stanco, ora devo andare"
"No Alexander, non andartene, stai qua ci stiamo divertendo"
"No, non posso proprio" e indicando me "e poi devo dare il latte al piccolo e metterlo a dormire"
Tutti ridono, io incluso.
Sorella media mi guarda fisso negli occhi, mi scompiglia i capelli (qualche birra in meno e l'avrei trascinata in bagno per quel gesto): "Hai ragione, guarda, se non fosse così giovane..."
Alexander: "Dai rivediamoci domani sera, datemi i vostri numeri"
Dentro di me stavo già ridendo, figurati se queste tre danno il numero di telefono ad un vecchio.
Sorella più matura:
"Ana leggi il mio numero che io non lo ricordo a memoria"
Rimango stupito, come può essere.
Sorella media mi metta una mano in mezzo alle gambe: "Io domani non ci sono, voglio vederti il giorno dopo"
"Non ero troppo giovane"
"Stai zitto e scrivi il mio numero prima che cambi idea"
Papà Alexander mi porta a casa, provo ad entrare dal retro, la porta è chiusa a chiave, mi siedo sulla sdraio.
Francesco mi sveglia, sta andando al lavoro. La mia vescica urla per essere svuotata. Le prima quattro ore di lezione con mal di testa post-sbornia sono un inferno che non auguro al peggior dei miei nemici.
Passo al caffè il pomeriggio per lavorare un po' sul mio progetto.
Appena entro vedo Alexander che inizia a ridere, urlare e saltare per la felicità:
"Avevo detto che avevi talento"
"Papà Alexander non ho fatto niente"
"Tu devi solo essere lì"
"Sei tu il grande, come fai?"
"Guardami, guarda il mio corpo, diresti che ho più di cinquant'anni? E poi io sono felice, amo la vita e sorrido. Ricordati: una vita sola, cazzo. Non te ne danno una seconda"
"Amen"
Apro il mio portatile ed inizio a preparare il mio progetto.
Nonostante la musica nelle orecchie sento Alexander ridere ad alta voce, quasi urlando. Mi giro ed eccolo, parlare con una signora molto elegante, i numerosi interventi di chirurgia estetica nascondo bene i suo cinquant'anni.
Tolgo gli auricolari proprio mentre Papà Alexander mi sta indicando e riesco a sentire:
"Sì, lui è Italiano"
La signora mi guarda: "Bene, dovresti conoscere mia figlia"
Sono perplesso, non so nemmeno cosa dire.
"Henry, la figlia della signora è stata un anno a studiare a Roma, è tornata da pochi giorni e sente nostalgia dell'Italia"
"Volentieri, magari se vuole parlare italiano posso aiutarla"
"Sinceramente penso voglia un ragazzo italiano e tu sei molto carino"
Ok, sono ufficialmente imbarazzato. Ora comincio a temere cosa Alexander possa rispondere.
"Annette, sai che lo fai conoscere a tua figlia lei lo scopa di sicuro?"
Annette scoppia a ridere ed estrae il telefono dalla borsa: "Ciao Jordan, sono qua al Caffè Venezia, passa, c'è un ragazzo che dovi conoscere".
Alexander da il meglio di sè, sta urlando nel suo caffè, le cameriere si fermano a guardarlo:
"Henry, stasera boom-boom, stasera devi scoparla", il tutto battendo il pugno sinistro chiuso contro il palmo destro tanto per assicurarsi che io capisca.
La madre mi saluta gentilmente, stampandomi un bacio tra guancia e bocca e se ne va.
Bene, ora arriverà una cicciona, oppure non arriverà nessuno ed io farò la figura del coglione, torno al lavoro.
Dieci minuti dopo sento ancora Alexander urlare, mi giro ed eccola. Sono sobrio, è un sei e mezzo, intorno al metro e sessanta, formosa, tette gigantesche, bionda tinta, occhi azzurri ed una faccia innocente. Non sembra proprio la madre.
"Piacere Henry"
"Piacere Jordan"
"Vuoi parlare italiano?"
"Sì volentieri"
Ci sediamo al sole, nel giardino di fronte al caffè ed iniziamo a parlare, fortunatamente non sono l'unico a disagio.
"Così sei stata in Italia?"
"Sì"
"Ti è piaciuta?"
"Sì"
"Roma vero?"
"Sì"
Cazzo non ci siamo. Silenzio imbarazzante. Dopo dieci secondi devo ringraziare le mie sorelle ed il loro parlare in continuazione, mi hanno insegnato veramente cosa dire e come dirlo:
"Ok, tua mamma e mio papà sono fantastici"
"Sì, mia mamma è veramente pazza, a volte penso debba prendermi cura di lei. Ma lui è tuo padre? Non vi assomigliate."
"No, lo chiamo Papà Alexander, è un caro amico, forse il tipo di padre che avrei voluto avere".
Ride.
"Lui è simpaticissimo"
Ci siamo, ho trovato l'argomento giusto. L'ora seguente procede tranquilla, mi racconta un paio di storie sul suo periodo in Italia e capisco che non è proprio la ragazza timida della prima impressione.
"Fa caldo, che ne dici di andare a casa mia in piscina?"
"Volentieri, ma dobbiamo passare da me a prendere il costume"
"Ok"
Mentre pedaliamo verso casa:
"Così vivi con tua madre ora?"
"No, no divido un appartamento con un amica in un residence, tra la settima e la B"
Per fortuna, l'imbarazzo di veder la madre sarebbe stato troppo.
Passiamo un paio di ore in piscina a bere birra e Mohito, conosco tutte le sue amiche e Jordan inizia a strusciarsi mentre stiamo a bordo piscina, l'erezione che mi provoca mi impedisce di uscire dall'acqua per diverse ore.
Si fa tardi e già alticci decidiamo di giocare a beer pong nel loro appartamento. Ovviamente io e Jordan perdiamo ed eccoci totalmente ubriachi.
Stiamo facendo uno show sul divano di casa, quando lei di scatto si alza, mi prende la mano e mi trascina verso la porta. Sta quasi correndo, entra nella vasca idromassaggio e si toglie il bikini, mi guardo intorno, a dieci metri da noi ci sono una decina di ragazzi asiatici in piscina che stanno facendo uno strano gioco con la palla: la guardano ridendo.
"Dai vieni qua a farmi compagnia, l'acqua è perfetta"
Barcollo sulla scaletta, rischio di cadere due o tre volte, ma entro.
Mi si siede a cavalcioni sulle gambe. Ok cazzo, ora che faccio. Va bene che non so dire di no, ma merda quelli ci vedono, mentre Jordan mi bacia il collo mi giro a guardarli: sono troppo impegnati a giocare, non guardano.
Jordan mi slaccia i pantaloncini.
Mi rigiro a guardare gli asiatici, ridono e giocano. Cazzo cosa faccio?
Jordan sale leggermente dall'acqua e mi appoggia le tette in faccia. Vaffanculo, non riesco a trattenermi.
Afferro il laccetto del costume da bagno e lo tolgo.
Jordan inizia ad ansimare, ok spero non sentano, tento di girarmi a controllare, non riesco.
Jordan inizia ad ansimare ad alta voce, mi giro, stanno ancora giocando e ridono. Beh speriamo si godano lo show.
Jordan sta urlando sommessamente, mi morde il labro, lancio un gridolino sommesso. Sento ridere.
Non sento più niente.
Non so quanto sia stato lì con la testa appoggiata a guardare le stelle, a guardare il mio costume da bagno galleggiare tra le bolle, ma il cielo di una giornata serena ha un certo fascino.
Una ragazza sui trenta arriva da noi, mani sui fianchi:
"Fare il bagno nudi non è permesso dal regolamento, devo chiedervi di rivestirvi"
"Dovevi arrivare dieci minuti fa, quello sarebbe stato divertente"
Mi guarda stupita. Mi rivesto, Jordan mi guarda, ride: "E ora Walk of Shame"
Non avevo capito subito cosa intendesse. Dopo i primi tre passi a bordo piscina, tra risate e urli ho capito immediatamente.
Jordan dopo un paio di mesi è andata a studiare sulla East Coast, ho perso tutti i contatti, non sono stato nemmeno capace di ritrovarla su Facebook.
La mamma di Jordan mi ha invitato diverse le volte durante l'estate a prendere un caffè con la figlia e le amiche. Non nascondo che ho fantasticato diverse volte su di lei. Lei lo sapeva e ne andava fiera, probabilmente teneva troppo alla figlia per fare una simile cazzata.
Le sorelle messicane: un altro capitolo interessante della mia vita.
Papà Alexander: ne sentirete parlare ancora spesso.
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Se è per la tua ragazza, tua sorella o tua madre. Mi dispiace molto, non sapevo fossi tu!